Il tuo obiettivo è quello di diventare prima o poi un imprenditore? Sei creativo e ... troppo curioso? Sei nel posto giusto
lunedì 18 luglio 2016
Inventarsi un lavoro: aprire un negozio di modellismo
Oggi voglio parlare di un lavoro che ho a lungo osservato e che devo dire mi entusiasma particolarmente perchè a mio avviso trova un ampissimo mercato, ha poca concorrenza e prezzi piuttosto alti dei prodotti offerti: parliamo del modellismo e della possibilità di aprire un negozio di modellismo.
Avete mai osservato i prezzi di un piccolo carro armato in scala, di una scatola di soldatini, di un trenino, di un modellino auto d'epoca?
Avete mai guardato i prezzi dei colori, dell'attrezzatura per la costruzione dei plastici e di tutto l'occorrente per creare perfette ferrovie, navi con tutti i dettagli o scenari di guerra con camionette, carri armati o soldati in trincea?
Prezzi che variano da 10 euro fino ai 500!! Non scherzo assolutamente: avete mai fatto un giro in questi negozi e verificato personalmente l'afflusso di clienti?
Quanti negozi di questo tipo esistono nella vostra città e quanto sono forniti?
Appassionati di modellismo fatevi avanti: c'è ancora spazio per questo settore, la concorrenza è bassa e l'utenza molto folta (conosco almeno 5 persone appassionate di modellismo e molto brave nelle creazioni di questo tipo, disposte a dedicare anche un paio d'ore al giorno per questa passione)
Un business plan non costerebbe nulla e la burocrazia da affrontare sarà la stessa dell'apertura di una ferramenta.
Un buon business plan approntato con una dettagliata ricerca sul mercato di riferimento può aiutare i potenziali investitori o potenziali soci della nostra attività.
Un' idea che personalmente amo davvero molto.
lunedì 11 luglio 2016
Investire in un bilocale conviene ancora?
Affrontiamo ora un altro tema "caldo" degli investimenti immobiliare nell'epoca post-crisi: investire in un bilocale conviene ancora?
Il bilocale è un'unità immobiliare particolarmente appetibile sul mercato: ha un valore a metro quadro leggermente più alto di altre unità ed è maggiormente spendibile perchè copre numerose esigenze dell'epoca moderna: single, coppie senza figli, anziani soli, turisti, manager, lavoratori in trasferta. Sempre più persone ricorrono a questa soluzione abitativa che presenta flessibilità, facilità di uso e manutenzione senza rinunciare a tutti i comfort delle case moderne ed a tutte le pertinenze (terrazze, ampi bagni, box, domotica) che rendono la vita più confortevole.
Investire in un bilocale potrebbe quindi rappresentare un'ottima soluzione per la facilità con cui questo tipo di unità vengono affittate trovando inquilini fra le categorie prima menzionate.
Quando conviene investire in un bilocale? Stesso discorso affrontato in un box: sono più redditizi investimenti finanziari a basso o nullo rischio?
Confrontiamo l'investimento di 130.000 euro in un bilocale in una zona semicentrale ben servita (vicinanza centro, tangenziale, supermercati e negozi) di una piccola città (per la mia esperienza consideriamo una piccola città del Centro-Nord) ed un investimento della medesima cifra in un conto deposito con tasso di interesse fisso del 2% annuo.
Ovviamente nel primo caso avremo da ammortizzare la cifra investita in un certo numero di anni mentre nel secondo caso disporremo della liquidità in ogni momento.
Facciamo i nostri soliti "conti della serva"...
Volendo trascurare questo aspetto avremo:
Conto deposito) --> 130.000 x 2%annuo = 2600 euro
Per quanto riguarda l'investimento nel bilocale ipotizziamo (indagine alla mano condotta nella mia città dal sottoscritto) un affitto medio di circa 550 euro mensili spese condominiali incluse.
Alla cifra che quadagneremo sottrarremmo il 30% di costi legati al pagamento di spese condominiali, tasse e manutenzione (ipotesi piuttosto pessimistica)
Avremo quindi:
Bilocale)--> 550 euro x 12 mesi = 6600 euro - 30% (cioè circa 2000 euro) = 4600 euro
Investire in un bilocale conviene sensibilmente a patto di rendere trascurabile l'aspetto dell'ammortamento della cifra investita ed a patto di azzerare il rischio di non trovare per lunghi periodi degli inquilini del nostro appartamento.
Conviene quindi questo investimento? Certamente sì a patto che:
- i tassi di interesse bancari siano sempre piuttosto bassi poichè se questi ultimi dovessero salire allora sarà da riguardare in generale il nostro portafoglio investimenti
- il rischio di mancata locazione sia molto basso
- il mancato possesso della liquidità e l'immobilizzazione finanziaria derivante dall'acquisto non costituisca per noi un problema
Caro vecchio mattone....
Il bilocale è un'unità immobiliare particolarmente appetibile sul mercato: ha un valore a metro quadro leggermente più alto di altre unità ed è maggiormente spendibile perchè copre numerose esigenze dell'epoca moderna: single, coppie senza figli, anziani soli, turisti, manager, lavoratori in trasferta. Sempre più persone ricorrono a questa soluzione abitativa che presenta flessibilità, facilità di uso e manutenzione senza rinunciare a tutti i comfort delle case moderne ed a tutte le pertinenze (terrazze, ampi bagni, box, domotica) che rendono la vita più confortevole.
Investire in un bilocale potrebbe quindi rappresentare un'ottima soluzione per la facilità con cui questo tipo di unità vengono affittate trovando inquilini fra le categorie prima menzionate.
Quando conviene investire in un bilocale? Stesso discorso affrontato in un box: sono più redditizi investimenti finanziari a basso o nullo rischio?
Confrontiamo l'investimento di 130.000 euro in un bilocale in una zona semicentrale ben servita (vicinanza centro, tangenziale, supermercati e negozi) di una piccola città (per la mia esperienza consideriamo una piccola città del Centro-Nord) ed un investimento della medesima cifra in un conto deposito con tasso di interesse fisso del 2% annuo.
Ovviamente nel primo caso avremo da ammortizzare la cifra investita in un certo numero di anni mentre nel secondo caso disporremo della liquidità in ogni momento.
Facciamo i nostri soliti "conti della serva"...
Volendo trascurare questo aspetto avremo:
Conto deposito) --> 130.000 x 2%annuo = 2600 euro
Per quanto riguarda l'investimento nel bilocale ipotizziamo (indagine alla mano condotta nella mia città dal sottoscritto) un affitto medio di circa 550 euro mensili spese condominiali incluse.
Alla cifra che quadagneremo sottrarremmo il 30% di costi legati al pagamento di spese condominiali, tasse e manutenzione (ipotesi piuttosto pessimistica)
Avremo quindi:
Bilocale)--> 550 euro x 12 mesi = 6600 euro - 30% (cioè circa 2000 euro) = 4600 euro
Investire in un bilocale conviene sensibilmente a patto di rendere trascurabile l'aspetto dell'ammortamento della cifra investita ed a patto di azzerare il rischio di non trovare per lunghi periodi degli inquilini del nostro appartamento.
Conviene quindi questo investimento? Certamente sì a patto che:
- i tassi di interesse bancari siano sempre piuttosto bassi poichè se questi ultimi dovessero salire allora sarà da riguardare in generale il nostro portafoglio investimenti
- il rischio di mancata locazione sia molto basso
- il mancato possesso della liquidità e l'immobilizzazione finanziaria derivante dall'acquisto non costituisca per noi un problema
Caro vecchio mattone....
lunedì 4 luglio 2016
Investire in un box auto conviene davvero?
Abbiamo spesso parlato in passato di investimenti nel mattone.
Oggi mi piacerebbe parlare di un investimento a lungo discusso nei piani finanziari di diverse famiglie e dagli agenti immobiliari e professionisti del settore più in voga: i box auto.
Conviene davvero investire la propria liquidità nell'acquisto di un box auto da sub-affittare?
Facciamo due conti e non facciamoci prendere dall'impulsività. Il concetto è piuttosto semplice: la convenienza c'è laddove la rendita che ne deriva dall'affitto è superiore a quella di un qualunque altro investimento finanziario con basso profilo di rischio.
Pensiamo ad esempio ai tassi di interesse di un conto deposito ed ipotizziamo che quest'ultimo vari dall'1 al 2% (parlo ovviamente di una media degli ultimi tempi).
Investendo quindi 20.000 euro in un conto deposito ed ipotizzando in maniera ottimistica un 2% di interessi si otterrebbe annualmente una rendita netta di 400 euro. Come detto siamo in condizione piuttosto ottimistica per il periodo preso a riferimento.
Ipotizziamo invece di acquistare un box auto in una città di medie dimensioni. A seconda della posizione i prezzi varieranno molto. Andiamo dai 15.000 euro per un box di piccole dimensioni in periferia ed arriviamo fino a 30.000 per un box di circa 16-18 mq in centro.
Incentriamo la nostra ipotesi su una spesa di 20.000 euro per l'acquisto di un box di piccole dimensioni in una zona non centrale ma ben servita e non periferica.
A quanto è possibile affittarlo? Ho fatto un pò di ricerche considerando una piccola città del Centro-Nord. Possiamo ipotizzare circa 100 euro al mese. Considerando però un certo fattore di rischio portiamo la nostra cifra a 90 euro mensili. Quindi avremo 90 euro x 12 mesi = 1080 euro.
Ma le tasse, le spese condominiali e la manutenzione? Ipotizziamo una detrazione pessimistica del 30%. Guadagno netto finale di 1080 - 30% = 756 euro.
Quindi sembra convenire.
Quello che sarà necessario considerare è il rischio di non riuscire ad affittare il box. E' inoltre necessario pensare all'ammortamento della cifra investita ed al recupero dell'investimento non disponendo più della liquidità investita.
Ragioniamoci su: l'investimento è a mio avviso molto interessante se ben studiato.
Oggi mi piacerebbe parlare di un investimento a lungo discusso nei piani finanziari di diverse famiglie e dagli agenti immobiliari e professionisti del settore più in voga: i box auto.
Conviene davvero investire la propria liquidità nell'acquisto di un box auto da sub-affittare?
Facciamo due conti e non facciamoci prendere dall'impulsività. Il concetto è piuttosto semplice: la convenienza c'è laddove la rendita che ne deriva dall'affitto è superiore a quella di un qualunque altro investimento finanziario con basso profilo di rischio.
Pensiamo ad esempio ai tassi di interesse di un conto deposito ed ipotizziamo che quest'ultimo vari dall'1 al 2% (parlo ovviamente di una media degli ultimi tempi).
Investendo quindi 20.000 euro in un conto deposito ed ipotizzando in maniera ottimistica un 2% di interessi si otterrebbe annualmente una rendita netta di 400 euro. Come detto siamo in condizione piuttosto ottimistica per il periodo preso a riferimento.
Ipotizziamo invece di acquistare un box auto in una città di medie dimensioni. A seconda della posizione i prezzi varieranno molto. Andiamo dai 15.000 euro per un box di piccole dimensioni in periferia ed arriviamo fino a 30.000 per un box di circa 16-18 mq in centro.
Incentriamo la nostra ipotesi su una spesa di 20.000 euro per l'acquisto di un box di piccole dimensioni in una zona non centrale ma ben servita e non periferica.
A quanto è possibile affittarlo? Ho fatto un pò di ricerche considerando una piccola città del Centro-Nord. Possiamo ipotizzare circa 100 euro al mese. Considerando però un certo fattore di rischio portiamo la nostra cifra a 90 euro mensili. Quindi avremo 90 euro x 12 mesi = 1080 euro.
Ma le tasse, le spese condominiali e la manutenzione? Ipotizziamo una detrazione pessimistica del 30%. Guadagno netto finale di 1080 - 30% = 756 euro.
Quindi sembra convenire.
Quello che sarà necessario considerare è il rischio di non riuscire ad affittare il box. E' inoltre necessario pensare all'ammortamento della cifra investita ed al recupero dell'investimento non disponendo più della liquidità investita.
Ragioniamoci su: l'investimento è a mio avviso molto interessante se ben studiato.
giovedì 30 giugno 2016
Come si diventa fisioterapista
Le professioni sanitarie costituiscono da sempre uno sbocco professionale di sicuro interesse se non altro per la buona offerta di lavoro in diversi campi.
Avete mai pensato di diventare fisioterapisti?
Il Decreto 14 settembre 1994 , n. 741 definisce il fisioterapista come "l'operatore sanitario,che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita". Definizione completa e precisa.
Ma come si diventa fisioterapista?
Il percorso è piuttosto lineare è prevede nello specifico un corso di Laurea in Fisioterapia di durata triennale (organizzato da molte Facoltà di Medicina e Chirurgia in tutta Italia) seguito da un apposito esame di Stato che abilità alla professione.
Il fisioterapista svolte la propria attività in una buona parte dei casi in maniera autonoma oltre che in studi associati oppure in appositi istituti specializzati nella riabilitazione a seguito di infortuni, malattie o interventi chirurgici.
I guadagni sono di tutto rispetto così come le altre professioni sanitarie e la passione l'ingrediente fondamentale!
Avete mai pensato di diventare fisioterapisti?
Il Decreto 14 settembre 1994 , n. 741 definisce il fisioterapista come "l'operatore sanitario,che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita". Definizione completa e precisa.
Ma come si diventa fisioterapista?
Il percorso è piuttosto lineare è prevede nello specifico un corso di Laurea in Fisioterapia di durata triennale (organizzato da molte Facoltà di Medicina e Chirurgia in tutta Italia) seguito da un apposito esame di Stato che abilità alla professione.
Il fisioterapista svolte la propria attività in una buona parte dei casi in maniera autonoma oltre che in studi associati oppure in appositi istituti specializzati nella riabilitazione a seguito di infortuni, malattie o interventi chirurgici.
I guadagni sono di tutto rispetto così come le altre professioni sanitarie e la passione l'ingrediente fondamentale!
lunedì 27 giugno 2016
Come si diventa enologo
Lavorare nel vino in Italia regala grande soddisfazione e prestigio. Il settore dà lavoro a circa un milione di persone (quindi parliamo di grandi numeri) tra viticoltura, produzioni varie, conservazione e distribuzione e la produzione di vino il Italia (in competizione con la Francia) la prima al mondo.
Ma chi è e come si diventa enologo?
L'enologo è un professionista che si occupa di produzione, conservazione e invecchiamento del vino.
L'enologo è quindi chiamato a seguire tutto il ciclo di produzione di una bottiglia: dalla vite fino alla cantina e all'imbottigliamento e conservazione.
Come diventare enologo? In passato bastavano semplici corsi di specializzazione professionale mentre adesso la professione è di tipo universitario.
Esiste quindi un apposito corso di laurea in Viticoltura ed Enologia (nella facoltà di agraria) ed un tirocinio professionalizzante obbligatorio.
E' inoltre possibile frequentare la facoltà di agraria e completare la laurea Magistrale con diversi corsi di laurea specialistiche oppure frequentare corsi post-laurea in diverse univeristà o istituti specializzati.
Esistono anche diversi istituti professionali agrari per una formazione pre-universitaria (soprattutto in Piemonte)
L'enologo dovrà avere competenze specifiche legate all'intero ciclo produttivo del vino ed essere capace di:
- gestire le varie fasi di coltivazione
- riconoscere le tecniche di viticoltura e sapere le fasi ottimali di maturazione e raccolta
- conoscere le fasi di conservazione ed invecchiamento e saper intervenire sui processi biochimici di base
- saper orientare le aziende nella scelta della materia prima e nella creazione del marchio
La complessa formazione è compensata da un'offerta lavorativa davvero di tutto rispetto per uno dei settori agroalimentari più prosperi del nostro paese.
Ma chi è e come si diventa enologo?
L'enologo è un professionista che si occupa di produzione, conservazione e invecchiamento del vino.
L'enologo è quindi chiamato a seguire tutto il ciclo di produzione di una bottiglia: dalla vite fino alla cantina e all'imbottigliamento e conservazione.
Come diventare enologo? In passato bastavano semplici corsi di specializzazione professionale mentre adesso la professione è di tipo universitario.
Esiste quindi un apposito corso di laurea in Viticoltura ed Enologia (nella facoltà di agraria) ed un tirocinio professionalizzante obbligatorio.
E' inoltre possibile frequentare la facoltà di agraria e completare la laurea Magistrale con diversi corsi di laurea specialistiche oppure frequentare corsi post-laurea in diverse univeristà o istituti specializzati.
Esistono anche diversi istituti professionali agrari per una formazione pre-universitaria (soprattutto in Piemonte)
L'enologo dovrà avere competenze specifiche legate all'intero ciclo produttivo del vino ed essere capace di:
- gestire le varie fasi di coltivazione
- riconoscere le tecniche di viticoltura e sapere le fasi ottimali di maturazione e raccolta
- conoscere le fasi di conservazione ed invecchiamento e saper intervenire sui processi biochimici di base
- saper orientare le aziende nella scelta della materia prima e nella creazione del marchio
La complessa formazione è compensata da un'offerta lavorativa davvero di tutto rispetto per uno dei settori agroalimentari più prosperi del nostro paese.
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